
C’è un momento nella vita in cui si smette di cercare libri “ispiranti”, “profondi” o “che fanno crescere”. Si vuole solo leggere qualcosa di sufficientemente divertente, sufficientemente idiota e sufficientemente azzeccato da far dimenticare lo stato del mondo, la propria casella di posta e il fatto che probabilmente si hanno le tasse in ritardo.
È qui che entra in scena il libro di umorismo assurdo. Non il libro “divertente” nel senso educato del termine. Non il romanzo vagamente ironico che un critico definirà “gustoso” prima di tornare a bere un bianco secco con altra gente tetra. No: il vero libro assurdo, quello che parte da un’idea oggettivamente stupida e la persegue con un rigore quasi inquietante.
Se è questo che cerchi, per te o per regalarlo, ecco cosa tenere a mente.
Un buon libro assurdo parte spesso da un presupposto totalmente demenziale
L’umorismo assurdo funziona quando prende un’idea già un po’ idiota e la tratta con una serietà sproporzionata. Più il meccanismo è semplice, più può diventare divertente. Un uomo che parla al suo tostapane come a un consulente fiscale? Ottimo. Un finto manuale sui comportamenti politici e sessuali di un gatto domestico? Ancora meglio.
È esattamente per questo che un libro come Cosa fare se il mio gatto è gay? funziona così bene in questa categoria: il presupposto è ridicolo, il tuo gatto diventa woke, razzista, complottista, libertino o milanese, ma viene trattato come una vera guida di sopravvivenza, coi suoi segnali inquietanti, le sue soluzioni e le sue conclusioni catastrofiche. Tutta la meccanica comica è lì: un concetto stupido, spinto con metodo fino all’esaurimento della logica.
L’assurdo funziona meglio quando si appoggia su qualcosa di vero
Il vero segreto è che l’assurdo puro non basta. Se un libro divertente vuole reggere più di tre pagine, deve appoggiarsi su un fondo di verità: una mania contemporanea, un’ipocrisia sociale, una relazione di coppia, un’ossessione da proprietario di gatto, un comportamento da borghese stanco, qualcosa che il lettore riconosce immediatamente.
Nel caso dei gatti, è quasi troppo facile: tutti i proprietari proiettano già su di loro una vita interiore delirante. Il gatto è offeso, manipolatore, geloso, di sinistra, in burnout, in crisi d’identità, radicalizzato, snob... al libro assurdo non resta che raccogliere questa nevrosi collettiva e trasformarla in un sistema.
Il miglior umorismo assurdo non cerca di essere “rispettabile”
Un buon libro di umorismo assurdo non si scusa. Non ti prende per mano per dirti “attenzione, qui c’è del secondo fine”. Avanza con una sicurezza da ciarlatano. Pone le sue premesse più stupide con una calma burocratica, poi ti lascia arrangiarti con le conseguenze.
È anche per questo che le finte guide funzionano così bene: danno alla stupidità una forma nobile. Non appena si presenta un’assurdità sotto forma di metodo, di manuale, di diagnosi o di procedura, diventa immediatamente più divertente.
Il formato breve è spesso il miglior alleato dell’assurdo
L’umorismo assurdo ha bisogno di ritmo. Un buon libro del genere non è necessariamente un grande romanzo di 600 pagine; è spesso un testo a entrate multiple, una raccolta, una successione di capitoli brevi, un libro che si può aprire ovunque e che ti mette subito nel clima senza richiedere memoria né concentrazione.
È anche ciò che rende questo tipo di libro così pratico da regalare: non serve “aggrapparsi all’inizio”, non serve aspettare pagina 143 perché parta. Si può entrare, ridere, richiudere, tornare più tardi, rileggere a voce alta, umiliare un parente con un estratto.
Il libro assurdo perfetto è quello che si ha voglia di citare immediatamente
Ottimo test: quando leggi un passaggio, hai voglia di leggerlo a qualcun altro? Ti viene voglia di mandare una foto della pagina a un amico, di dire “guarda, questo sei esattamente tu”, o di regalarlo a una persona di cui conosci le nevrosi a menadito? Se sì, probabilmente sei sulla strada giusta.
Un libro come Cosa fare se il mio gatto è gay? funziona esattamente così: è pensato per provocare il riconoscimento immediato. Si legge un capitolo su un gatto boomer, woke, complottista o catalano, e si sa subito a chi lo si potrebbe mandare.
Conclusione
Se cerchi un libro di umorismo assurdo, il criterio giusto non è “è intelligente?” ma piuttosto: il libro assume abbastanza la propria stupidità da farne qualcosa di preciso, costruito e francamente godibile?
Un buon libro assurdo prende un’idea profondamente scema e la tratta con la disciplina di una relazione parlamentare. È esattamente ciò che fa il fascino di Cosa fare se il mio gatto è gay?: sotto le sue apparenze di battuta scadente, il libro capisce benissimo una cosa essenziale, i gatti sono già creature profondamente assurde, bastava semplicemente aggiungergli un’ideologia.
E da lì, tutto diventa possibile.


